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ANGHIARI - Economia

Le armi anghiaresi
Negli anni 60 da molti documenti conservati nell'Archivio Storico Comunale emerse il fatto che, tra il XVIII ed il XIX secolo, Anghiari fu uno dei più singolari centri nella produzione di armi da fuoco. La scoperta fece ricredere sull'origine di molte armi che si ritenevano essere di produzione bresciana. Si trattava di oggetti facenti parte di straordinarie collezioni in Italia e all'estero, da Windsor a Parigi, da Londra a Chicago. L'attribuzione fu resa ancora più sicura dal fatto che tali oggetti erano autografati dagli stessi artigiani e, in alcuni casi, alla sigla dell'autore seguiva il nome di Anghiari. Alla clamorosa novità si rispose con una grande mostra allestita nel 1968 nell'appena restaurato Palazzo Taglieschi.
Nel territorio anghiarese si trovavano miniere di ferro (note fin dai tempi degli Etruschi) e si trovavano grandi quantità di legname necessario per la lavorazione. Inoltre la vicinanza dello Stato Pontificio (che, a causa della sua arretratezza economica, era pronto a recepire qualsiasi tipo di produzione proveniente dagli altri stati) favoriva l'esportazione di tali prodotti.
Le armi anghiaresi si distinguono infatti per la raffinatezza delle incisioni sulle parti meccaniche e l'incredibile ricchezza dei decori, spesso ottenuti ricorrendo all'agemina, un'antica tecnica consistente nell'ottenere preziosi effetti policromi tramite l'incrostazione di metalli pregiati su metalli più umili, opportunamente cesellati.
La produzione non era totalmente anghiarese (le canne giungevano da Pistoia), ma la provenienza da Anghiari era un sinonimo di distinzione che faceva sì che queste armi fossero apprezzate, sicuramente, da un pubblico di élite. I nomi di questi illustri artigiani? Favilla, Guardiani, Cerboncelli, Matassi, Vallini, Miccioni, Vagnetti, fino ad arrivare alla produzione di quel Maso di Fama in cui già si nota quell'involuzione che anticipava, purtroppo, la fine della tradizione degli armaioli di Anghiari. La Mostra delle armi da fuoco anghiaresi fu un evento eccezionale che riportò alla ribalta arti e tradizioni anghiaresi, fino ad allora sconosciute e sparse nel mondo, attraverso le loro pistole, i loro fucili (in qualche caso esemplari unici, come il fucile del Favilla).


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