

| PIERO DELLA FRANCESCA (Sansepolcro,
1416/17 circa - 1492)
Piero della Francesca è senza dubbio uno dei più grandi pittori italiani del Quattrocento. La sua pittura spaziosa, monumentale e razionale rappresenta uno dei punti più alti degli ideali artistici del primo Rinascimento. L'assoluto rigore matematico delle sue creazioni contribuisce ad esaltare la qualità astratta ed iconica della sua pittura, conferendo ai suoi capolavori una potente valenza sacrale. Piero nacque intorno al 1416 a Borgo San Sepolcro: il padre, Benedetto, era mercante di cuoiami e di lane, mentre la madre, Romana di Perino, era originaria del vicino borgo di Monterchi. Le prime opere note di Piero della Francesca manifestano un'approfondita conoscenza dell'arte toscana del primo Quattrocento e fanno supporre un suo soggiorno a Firenze; la presenza dell'artista nel capoluogo toscano é documentata nel 1439, quando collabora con Domenico Veneziano alla realizzazione del perduto ciclo di affreschi nella chiesa di Sant'Egidio. Forte di queste esperienze fiorentine, il pittore esegue probabilmente intorno al 1440-1445 il Battesimo di Cristo (Londra, National Gallery). Nel 1445 gli viene commesso il Polittico della Misericordia per la cappella della Confraternita della Misericordia di Sansepolcro, terminato solo nel 1460 (Sansepolcro, Pinacoteca). Le scene della predella, probabilmente ideate da Piero, vennero eseguite dal monaco camaldolese fiorentino Giuliano Amedei. A partire dal quinto decennio del Quattrocento la carriera di Piero si svolse alternando soggiorni presso le principali corti dell’Italia centro-settentrionale e nella città natale. Nella seconda metà degli anni quaranta dovrebbe collocarsi la sua attività a Ferrara, dove lavorò per il marchese Leonello d’Este, uno dei più raffinati mecenati del Rinascimento: purtroppo interamente perduti sono gli affreschi che Piero eseguì nel Castello estense e nella chiesa di Sant’Agostino. Poi é a Rimini dove nel 1451 esegue l'affresco con Sigismondo Malatesta in ginocchio davanti a San Sigismondo, nel Tempio Malatestiano, rinnovato in forme rinascimentali da Leon Battista Alberti. Di questi anni sono probabilmente le due tavole con San Gerolamo (Venezia, Accademia e Berlino, Staatliche Museen) e la Flagellazione di Cristo (Urbino, Galleria Nazionale), nonché l'affresco della Madonna del Parto di Monterchi. Forse intorno al 1452, alla morte del pittore fiorentino tradizionalista Bicci di Lorenzo, Piero inizia a lavorare agli affreschi della Leggenda della Vera Croce nel coro della chiesa di San Francesco ad Arezzo. Il ciclo di Arezzo, certamente terminato entro il 1465 rimane una fulgida testimonianza dell’arte di Piero della Francesca nella fase centrale della sua attività ed uno dei maggiori cicli di pittura murale nell’Italia del Quattrocento. Nel 1454 gli viene commesso dagli Agostiniani di Sansepolcro un polittico, terminato solo nel 1469, e ora smembrato tra vari musei e in parte perduto. Nel 1459 é documentato a Roma. Negli anni Sessanta lavora per Federico da Montefeltro, duca di Urbino, per il quale dipinge il dittico con Federico da Montefeltro e Battista Sforza (1465; Firenze, Uffizi), e, successivamente la Madonna di Senigallia (Urbino, Galleria Nazionale) e la Pala di San Bernardino (1472-74; Milano, Brera). L'ultima opera nota di Piero é probabilmente la Natività di Londra (National Gallery). A Urbino, inoltre, si dedica alla stesura di un trattato sulla pittura, il De prospectiva pingendi, nel quale l'artista propone in termini scientifici il legame armonico delle forme con lo spazio. Nel 1482 prende in affitto una casa a Rimini; nel 1487 detta il testamento. Muore cieco nel 1492. Dopo la morte la sua opera venne ben presto dimenticata, se si eccettuano il profilo che gli dedicò Giorgio Vasari nelle due edizioni delle sue "Vite" e i ricordi per la sua attività di teorico della prospettiva contenuti in alcuni trattati cinquecenteschi di architettura. |