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PIERO DELLA FRANCESCA
La Leggenda della Vera Croce
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1452-60
Riaccesa dalle mani dei restauratori e sottratta alle offese del tempo e degli uomini che l'avevano oscurata per secoli, nella Basilica di San Francesco, ad Arezzo, rinasce la più alta epopea figurativa della vicenda pittorica del Quattrocento.
Il progetto di restauro, reso urgente dal gravissimo degrado degli affreschi, è nato nel 1985 dalla consapevolezza dell'estrema difficoltà e complessità dei problemi da risolvere, affrontati con l'apporto della più aggiornata ricerca scientifica, in un lavoro di équipe condotto dalla Soprintendenza di Arezzo e dall'Opificio delle Pietre Dure. L'intervento della Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, impegnato a finanziare al completo l'operazione fino al termine del restauro, ha consentito di affrontare col massimo dei risultati e della garanzia per la conservazione futura, la responsabilità di intervenire su un capolavoro che rappresenta una delle più alte espressioni artistiche dell'umanità.
La Cappella
I lavori su un ciclo di affreschi nella Cappella Maggiore della chiesa di San Francesco erano già stati iniziati nel 1452 quando Piero della Francesca visitò la città. Il pittore fiorentino Bicci di Lorenzo lavorava nella cappella quando morì nel 1452, lasciando la decorazione della stessa appena accennata. Piero probabilmente cominciò a lavorare dopo la morte di Bicci, ricoprendo in pochi anni le pareti della cappella gotica con i più moderni e avanzati (in termini di prospettiva) affreschi che il XV secolo italiano avesse mai creato.
Il crocifisso con San Francesco, del XIII secolo, era già nella chiesa quando Piero della Francesca affrescò la cappella; recentemente è stato posizionato sopra l'altare maggiore.
L'affresco
Il soggetto delle storie illustrate da Piero è tratto da un testo del XIII secolo di Jacopo da Varagine, La Legenda Aurea, che racconta la storia miracolosa del legno della Croce di Cristo. La storia narra come Adamo, dal suo letto di morte, abbia mandato il proprio figlio Set presso l'Arcangelo Michele, come questi gli diede alcuni semi dell'albero del Peccato Originale da mettere nella bocca del padre al momento della morte. L'albero nato sulla tomba del patriarca viene poi abbattuto dal Re Salomone e il suo legno, inutilizzabile per qualunque cosa, verrà utilizzato come ponte. La Regina di Saba, nel suo viaggio per incontrare Salomone e in procinto di attraversare quel ponte, ha la visione che il Salvatore verrà crocifisso con quel legno. Invece di attraversarlo si inginocchia ad adorare quel legno. Quando Salomone scopre la natura del messaggio divino ricevuto dalla Regina di Saba ordina che il ponte venga rimosso e il legno sepolto. Ma il legno viene ritrovato e, dopo un secondo messaggio premonitore, diventa lo strumento della Passione.
Tre secoli più tardi, prima di affrontare Massenzio nella battaglia di ponte Milvio, l'Imperatore Costantino fa un sogno che gli indica di combattere nel nome della Croce per vincere il nemico.
Dopo la vittoria, la madre di Costantino Elena va a Gerusalemme per recuperare il legno miracoloso.
Nessuno sa dove sia la reliquia della Croce, tranne un ebreo chiamato Giuda. Giuda viene torturato in un pozzo e rivela il nome del tempio dove sono conservate le tre croci del Calvario. Elena ordina la distruzione del tempio; vengono trovate le tre croci e la Vera Croce viene riconosciuta perché provoca una miracolosa resurrezione. Nell'anno 615 il Re persiano Cosroe trafuga il legno per arricchire la sua collezione di oggetti di culto. L'Imperatore d'Oriente Eraclio muove guerra al Re persiano e, dopo averlo sconfitto, ritorna a Gerusalemme col Legno Sacro. Ma un prodigio divino impedisce all'Imperatore di entrare trionfalmente in Gerusalemme. Così Eraclio, messe da parte tutte le forme di pompa e magnificenza, entra nella città portando la Croce, in gesto di umiltà, sull'esempio di Gesù Cristo.
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